Domande frequenti

LESIONI CUTANEE, SOTTOCUTANEE E DELLA MUCOSA

  • L’elettrochemioterapia è una procedura soltanto palliativa?

    L’elettrochemioterapia è attualmente considerata una procedura prevalentemente palliativa, ma dipende ovviamente dalle caratteristiche del paziente e della malattia che si intende trattare.

    In letteratura sono riportate le esperienze di Istituti Oncologici e Gruppi di Studio, nelle quali si suggerisce che pazienti con meno di 10 lesioni minori di 3 cm hanno un elevato tasso di risposta locale, associato a controllo di malattia e tasso favorevole di New Lesions Free Survival.

    Anche nel caso di tumori a prognosi favorevole e a basso tasso di proliferazione, quali ad esempio il Carcinoma Basocellulare, in pazienti selezionati e in caso di risposta completa, la metodica può essere considerata curativa, dato il basso tasso di recidiva locale post terapia.

  • È possibile sottoporre un paziente a elettrochemioterapia durante un ciclo di chemioterapia sistemica?

    Sì, poiché il basso dosaggio proposto per la bleomicina, farmaco maggiormente utilizzato per via endovenosa e in unica somministrazione a 15.000 UI/m2 di superficie corporea, non aggiunge una particolare tossicità significativa. L’emivita del farmaco è inoltre variabile tra le 2 e le 3 ore, diminuendo altresì il rischio di ulteriori complicanze.

    Dato il rischio di fibrosi polmonare al superamento della soglia delle 200.000 UI/m2 di superficie corporea assunte nell’arco della vita, si raccomanda un’analisi più approfondita sull’opportunità all’utilizzo concomitante ad altre terapie in pazienti con problematiche polmonari. In particolare si può verificare un’interazione con l’uso concomitante di bleomicina e:

    • Carmustina, mitomicina C, ciclofosfamide e metotrexato; esiste un maggiore rischio di effetti dannosi per i polmoni
    • Cisplatino e altri farmaci dannosi per i reni: esiste un maggiore rischio di effetti collaterali dovuti alla bleomicina
    • Alcaloidi della vinca; possono verificarsi disturbi del flusso sanguigno nelle estremità del corpo (dita delle mani e dei piedi, naso). In casi molto gravi queste parti possono andare incontro a necrosi.
  • Qual è il periodo da attendere dopo il trattamento con elettrochemioterapia per valutarne la risposta?

    Nella maggioranza delle esperienze cliniche pubblicate in letteratura la risposta clinica viene valutata a 4 o 8 settimane.

    A causa del principio alla base della elettrochemioterapia (morte cellulare per simil apoptosi al momento della mitosi) possono verificarsi risposte più rapide o tardive, rispettivamente a seconda che il tasso di replicazione cellulare sia particolarmente veloce o lento.

    Generalmente anche la dimensione delle lesioni trattate può influire: lesioni oltre 1,5 cm possono giungere a risposta completa anche a 10 settimane; per lesioni di dimensioni inferiori le 4-8 settimane già indicate sono sufficienti.

  • Quando può essere utilizzata l’elettrochemioterapia?

    L’elettrochemioterapia è indicata nel trattamento locale di tumori e metastasi solidi, prevalentemente cutanei e sottocutanei, indipendentemente dalla istologia e da precedenti trattamenti.

    Viene correntemente proposta anche per lesioni del cavo orale anteriore (ad esempio lingua, gengive, palato), in ambito ginecologico (vulva) e osteoncologico (metastasi ossee dello scheletro appendicolare).

    Trials clinici ne stanno indagando l’utilità in ambito di malattia localizzata al pancreas, al fegato, al retto, alle vertebre e alla cervice uterina.

  • L’elettrochemioterapia causa effetti collaterali gravi, tossicità o infiammazione?

    Nelle esperienze cliniche a oggi pubblicate l’elettrochemioterapia è stata ben tollerata dai pazienti.

    Gli effetti collaterali più comuni sono locali: contrazione muscolare durante l’elettroporazione, edema o eritema, dolore, prurito, febbre e nausea durante e/o dopo la procedura. Il dolore è generalmente moderato e permane da poche ore a qualche giorno.

    Esiste un rischio contenuto di problematiche polmonari, legate alla somministrazione endovenosa della bleomicina.

  • Perché i farmaci selezionati per l’elettrochemioterapia sono Bleomicina e Cisplatino?

    Bleomicina e cisplatino sono i farmaci, tra quelli sperimentati in combinazione con elettroporazione, che vedono aumentata la propria attività antitumorale di diverse centinaia (bleomicina) o decine (cisplatino) di volte; ciò è stato dimostrato nella fase in vitro e in vivo della sperimentazione per la somministrazione intra-tumorale.

    L’iniezione intra-venosa, raccomandata per la sola bleomicina, è stata dimostrata in studi preclinici in vivo e clinici successivamente e standardizzata durante lo studio ESOPE.

  • L’elettrochemioterapia può essere proposta a pazienti portatori di pace-maker?

    L’elettrochemioterapia viene correntemente somministrata in pazienti portatori di pace-maker nel caso di lesioni localizzate a distanza dal dispositivo.

    Per localizzazioni vicine al dispositivo si procede a un consulto col cardiologo di riferimento pre trattamento e a un suo coinvolgimento in sala operatoria durante la procedura, oppure a disattivare o schermare il dispositivo durante la fase di erogazione degli impulsi.

    In ogni caso è necessario evitare il contatto diretto degli elettrodi col dispositivo. Indipendentemente dalla presenza o meno di un pace-maker, nel caso di interventi in laparotomia addominale è consigliabile sincronizzare l’erogazione degli impulsi elettrici col battito cardiaco per evitare possibili problemi cardiaci (es. aritmie).

OSSO

  • Quanto dura la procedura?

    Da quando il paziente entra in sala operatoria, il tempo può variare da 20 minuti a 40 minuti, a seconda del numero di elettrodi da collocare nella sede del trattamento.

  • Quale tipo di anestesia si utilizza?

    Nel caso si trattino ossa lunghe spesso è sufficiente un’anestesia loco-regionale e una sedazione durante l'erogazione degli impulsi elettrici.

    Nel caso di altre sedi o qualora le condizioni del paziente lo richiedessero, l’anestesista può optare per un’anestesia generale con curarizzazione.

  • L’inserimento degli elettrodi come avviene?

    L'inserimento degli elettrodi si esegue per via percutanea e nella maggior parte dei casi è sufficiente guidare la procedura con un amplificatore di brillanza.

    Per trattare zone più complesse come bacino e pelvi a volte si preferisce optare per la guida mediante Tomografia Assiale Computerizzata (TAC).

  • Ci sono dati pubblicati sul trattamento con elettrochemioterapia delle metastasi ossee?

    Bianchi G e colleghi (Istituto Ortopedico Rizzoli, Bologna) hanno riportato la loro esperienza su 29 pazienti. Si è ottenuta una significativa riduzione del dolore nell’84% dei pazienti con un recupero delle attività della vita quotidiana che varia dal 55 al 73%. All’esame TAC la progressione di malattia si è osservata solo nel 10% dei pazienti.

    Gasbarrini A e colleghi (Istituto Ortopedico Rizzoli, Bologna) hanno pubblicato un articolo sul trattamento di un paziente con metastasi da melanoma a livello L5 nel corpo vertebrale ottenendo una remissione completa confermata a quattro anni dall'intervento. 

    Un registro promosso dal Gruppo di Studio Metastasi Ossee della Società Italiana di Ortopedia e Traumatologia (SIOT), denominato ReinBONE (Registry on Electrochemotherapy in Bone), stà raccogliendo i dati clinici dei pazienti con metastasi ossee trattati con l'elettrochemioterapia.

  • Quali sono i vantaggi dell’ECT rispetto ad altre tecniche mini-invasive?

    L'elettrochemioterapia oltre ad un efficace controllo locale della malattia favorisce la conservazione della competenza meccanica del segmento scheletrico. Inoltre la citotossicità selettiva permette di risparmiare le strutture vascolari e nervose eventualmente incluse nel volume di trattamento. 

  • Quanti elettrodi posso utilizzare per una singola procedura?

    Da un minimo di 2 ad un massimo di 6 per singolo trattamento. A seconda delle dimensioni della lesione può essere necessario riposizionare o posizionare altri elettrodi per coprire al meglio l'intero volume da trattare.

    Un software dedicato (Pulsar) consente di ottimizzare il posizionamento di ogni singolo elettrodo.

FEGATO E PANCREAS

  • Quali sono i vantaggi dell’elettrochemioterapia in ambito viscerale?
    • È una tecnica non termica.
    • Ha un’elevata selettività. Produce una morte cellulare mitotica (mitotic cell death, anche nota come “catastrofe mitotica”) provocata dalla rottura, a singolo o doppio filamento, del DNA. La “catastrofe mitotica” interessa selettivamente le cellule in attiva replicazione, come quelle neoplastiche.
    • È ripetibile.
    • È indipendente dall’istologia.
    • È indipendente dai trattamenti precedenti.
  • È una tecnica sicura?

    Cliniporator® VITAE è una apparecchiatura marcata CE. Le pubblicazioni sulle prime esperienze cliniche hanno dimostrato che la tecnica è sicura.

  • Quali sono le indicazioni all'utilizzo?

    L'elettrochemioterapia in ambito viscerale è stata ad oggi utilizzata nelle seguenti patologie:

    • Tumore del pancreas localmente avanzato
    • Metastasi epatiche da tumore del colon-retto
    • Colangiocarcinoma epatico
    • Trombosi neoplastiche della vena porta.
  • Come si effettua il posizionamento degli elettrodi?

    In caso di utilizzo di dispositivi della serie VGD possono essere inseriti da 2 a 6 elettrodi per singolo posizionamento. La distanza massima tra 2 aghi è 3 cm e devono essere posizionati parallelamente tra loro.

    In caso di lesioni di grandi dimensioni è possibile eseguire più posizionamenti per elettroporare l'intero volume.

    E' possibile ottimizzare la posizione degli elettrodi utilizzando il software Pulsar.

    In caso di accesso laparotomico con dispositivi delle serie EPSA o NF è necessario coprire l'intero volume da trattare con successive applicazioni degli elettrodi.

  • È possibile verificare se il trattamento ha coinvolto tutta la lesione?

    In caso di trattamento di malattia al fegato nelle 24 ore successive all'intervento è possibile effettuare una ecografia epatica con mezzo di contrasto che mostrerà un’area non vascolarizzata provocata dall’effetto “vascular lock” dell’elettrochemioterapia.

    In caso di altre sedi di trattamento non è stato ancora identificato un sicuro metodo di valutazione del volume trattato.

  • Quale è il dosaggio della bleomicina?

    Il dosaggio della bleomicina è di 15.000 UI/mdi superficie corporea come specificato nelle European Standard Operating Procedures of Electrochemotherapy (ESOPE) applicata con Cliniporator®.

  • Quando è preferibile effettuare la prima valutazione radiologica?

    A distanza di 4-8 settimane dall'intervento è possibile fare una prima valutazione radiologica.

    A seconda della sede trattata potrebbe essere adeguata una indagine di tipo funzionale con criteri CHOI e PERCIST in alternativa a criteri dimensionali (Recist o m-Recist).

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